Tutorial riguardanti le leggi fisiche della generazione del suono, e fisiologiche/biologiche della sua percezione da parte nostra.

Tutorial sound design: pistola

Creare un buon sound design non è unicamente questione di avere i suoni giusti. Usarli bene è importante esattamente quanto avere dei suoni di alta qualità. Questo tutorial curerà ogni parte del sound design: vi dirà come usare i suoni, e vi darà i suoni giusti. A fine tutorial, avrete dei suoni professionali di pistola. […]

Tutorial: come creare un buon riverbero

Per creare un buon riverbero dobbiamo prima di tutto capire la sua composizione:

  • Fase 1: prime riflessioni (eng: early reflections)
  • Fase 2: coda (eng: late reflections)

Le prime riflessioni sono la parte più complessa del riverbero: ci danno informazioni precise riguardo dimensioni della stanza e posizione del suono

Purtroppo, sono anche la parte di riverbero più difficile da programmare.

Come dice il nome, sono le prime riflessioni causate dalla riverberazione. Sono estremamente rapide: generalmente, arrivano meno di 100 millisecondi dopo la generazione sonora.

A causa della loro rapidità, verranno percepite come parte del suono.

La coda di un riverbero è il risultato della graduale perdita di energia delle onde sonore, riflessione dopo riflessione

Questa parte è causata dall’attenuarsi della riverberazione. Si chiama “coda” perché è una parte che, al contrario delle prime riflessioni, distinguiamo bene dal suono iniziale.

A seconda dei materiali che compongono l’ambiente in cui avviene la riverberazione, conterrà frequenze differenti.

La dimensione dell’ambiente in cui avviene la riverberazione influenza la durata della coda: al crescere delle sue dimensioni, aumenterà anche la durata della coda.

Generalmente, gli apparecchi in circolazione creano code di riverberazione abbastanza realistiche.

Adesso, vedremo come settare un unità di riverberazione in maniera efficiente.

Per comodità, ci riferiremo allo spazio riverberante come “stanza” (eng. “room”): le unità di riverberazione usano la stessa terminologia.

Attenzione: il riverbero è una delle caratteristiche acustiche più complesse di un suono: assicuratevi di avere un ottimo sistema di ascolto, prima di mettervi seriamente a editarne uno.

Come settare in maniera efficiente le prime riflessioni

Per prima cosa, azzerate il volume della coda del riverbero.
(Attenzione: i riverberi più economici non lo permettono. In quel caso, dovrete arrangiarvi un po).

Variare le dimensioni della stanza: più aumenterete i millisecondi di ritardo delle prime riflessioni, più la stanza sembrerà grande. Aumentateli o diminuiteli fino a ottenere la sensazione giusta.

Variare la posizione del suono: nei riverberi più sofisticati, potrete impostare differenti valori di millisecondi per canale. Più sottrarremo millisecondi a un canale rispetto all’altro, più il suono ci sembrerà provenire da quella direzione.

Protip: moltissimi riverberi tendono a creare prime riflessioni di volume molto basso. Ricordatevene, in caso non riusciate a percepirle adeguatamente.

Assicuratevi che il vostro riverbero stia creando delle prime riflessioni realistiche: purtroppo, molti riverberi non sono in grado di generarle.
Se vi accorgete che pur avendo scelto i giusti millisecondi di prime riflessioni il vostro riverbero non ha un suono credibile, non rimane che cambiare riverbero.
(O tenervi un riverbero scadente)

Come settare in maniera efficiente la coda del riverbero.

Lasciando le prime riflessioni al loro volume normale, avete 2 caratteristiche su cui poter agire:
Variare consistenza delle pareti della stanza: più il materiale delle pareti che compongono la stanza è solido, più sarà capace di riflettere le frequenze.
Questa caratteristica è generalmente controllata da un filtro passa bassi (LPF) e un passa alti (HPF).
Più solleverete la frequenza di taglio dell’LPF, più sembrerà di essere in una stanza con pareti metalliche.
Più solleverete la frequenza di taglio dell’HPF, più darete l’impressione di un ambiente che assorbe le frequenze basse (molto particolare. Per esempio, una sala con dei trattamenti acustici).

Variazione delle dimensioni della stanza: più la coda durerà, più la stanza sembrerà grande. Aumentate o diminuite i secondi di durata fino a ottenere la sensazione giusta.

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

Il nostro primo post.

E nel nostro sito potete ascoltare e vedere i risultati delle nostre conoscenze.

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Guida: quale DAW ha un suono migliore?

Nessuna.

I software audio hanno tutti la stessa qualità sonora

I software, svolgendo un elaborazione audio a livello virtuale, non hanno le limitazioni fisiche di un hardware. Come, per esempio, componentistica usurata o utilizzo di componentistica di bassa qualità.

L’elaborazione audio virtuale è semplicemente un enorme serie di raffinatissimi calcoli matematici. E i computer non sbagliano mai i calcoli.

Il fatto che il suono sia elaborato attraverso calcoli non ne rovinerà la bellezza

Per ogni secondo di suono, vengono eseguite almeno 44100 operazioni.

Questo vuol dire che un suono elaborato virtualmente viene analizzato 44100 volte al secondo.

E con la precisione di un calcolo matematico.

In poche parole: precisione millimetrica.

L’unica differenza di qualità sarà dettata dal tipo di scheda audio che utilizzeremo

Le DAW ci fanno sentire il risultato delle loro elaborazioni sonore attraverso la scheda audio.

Abbiamo creato una guida in cui guidarvi nella scelta di quella giusta per voi: 14 regole per scegliere la scheda audio giusta.

In questo post troverete il motivo per cui questo tutorial è stato scritto.

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Guida: i migliori outboard per registrazione audio

Nessuno.

 

Durante una registrazione il suono non deve essere alterato in nessun modo

Se alterate il segnale in registrazione, non potrete più tornare indietro su quell’elaborazione.

Se invece la registrazione è priva di alterazioni, potrete modificarla liberamente in post produzione. E, per esempio, annullare un editing che non v’è piaciuto. Oppure, migliorarlo.

O, ancora: riprendere la registrazione mesi più tardi, e trovarla completamente neutra e pronta per nuove elaborazioni eseguite con le vostre abilità migliorate.

L’unico outboard giustificabile è un limitatore, utile in casi estremi per evitare danni al registratore

Il limitatore può essere settato in modo che il segnale audio in ingresso non superi la soglia di clipping del registratore.

È utile in caso di tecnici inesperti o situazioni particolarmente instabili, in cui potrebbe avvenire la perdita di controllo del volume del segnale in ingresso.

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

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Guida: come registrare la voce con qualità studio in casa

Guida: come registrare la voce con qualità studio in casa

Seguendo con precisione questo tutorial, sarete capaci di ottenere registrazioni vocali di qualità discografica con poche centinaia di euro di attrezzatura.

Queste tracce son state registrate con questo metodo.

Prima sezione: occorrente

Scheda audio e computer

  • Una qualsiasi scheda audio compatibile con driver ASIO e dotata di ingresso XLR/combi.
    Se volete approfondire, potete leggere la nostra guida per scegliere la scheda audio giusta.
  • Qualsiasi computer in grado di far girare efficientemente la scheda audio è pronto a registrare una voce.

Vi sconsigliamo di utilizzare registratori multitraccia, in quanto complicano tantissimo la procedura ripresa.

In caso vogliate registrare solo la voce, Focusrite Scarlett Solo o Steinberg UR12 son ottime scelte.

Microfono

Prima di tutto: non preoccupatevi della marca.
Nella maggior parte dei casi marca migliore vuol dire unicamente migliore resistenza a urti e usura, e non miglior qualità sonora. Entrambe situazioni evitabili con un po’ di cura nell’utilizzo.

Per ottenere risultati professionali potete scegliere tra 3 tipi di microfono, rigorosamente a condensatore.
Li elenchiamo in ordine di qualità sonora.

Scelta migliore: microfono di misurazione ("sonda")

Un ottimo esempio è il Behringer ECM 8000: economicissimo e di qualità sonora elevata. Unico problema: i microfoni di misurazione economici sono un po fragili. Meglio girare con uno spare (microfono di riserva).

Behringer ECM 8000

Scelta intermedia: microfono "overhead"

Molto buono anche questo. Di qualità inferiore al microfono di misurazione, ma comunque adatto.

Behringer C2

Scelta di riserva: microfono a diaframma largo

La scelta peggiore in quanto a qualità, ma comunque ancora adatto a compiti professionali.
Risparmierete di sicuro in quanto di facilissima reperibilità: è impossibile non abbiate un amico a cui poterlo chiedere in prestito.

Behringer B2

Stanza

La più silenziosa che trovate: una sedia mossa dai vicini o un tram che passa potrebbero rovinarvi la registrazione.
Deve avere pochissimo rimbombo (in gergo tecnico, “riverbero”), per evitare di sporcare la registrazione.
Generalmente, le camere da letto (a dispetto dell’aria poco professionale) si prestano bene: letti, divani, poltrone, armadi con vestiti, scaffali con libri… Tutti tipi di arredamento che tendono a ridurre il rimbombo.

Cuffie

Nessuna esigenza particolare. Meglio se cuffie chiuse o auricolari: hanno meno possibilità di far arrivare suoni al microfono.
Se non ne avete già, anche qualcosa di modesto come le Sennheiser HD 201 andrà bene,

Seconda sezione: allestimento postazione

In questa lista troverete gli accorgimenti per un posizionamento ottimale.
Sono volutamente privi di numerazione, in quanto tutti di pari importanza: imparateli a memoria o annotateli in un posto comodo, e sarete pronti a registrare.

  • Assicuratevi che le ventole del computer non entrino nella registrazione. L’ideale sarebbe chiuderlo in un altra stanza: una porta chiusa non lascerà entrare nessun rumore.
  • Posizionate il microfono lontano da pareti e sopratutto angoli: diminuirà le riflessioni.
  • Rivolgete il microfono verso il centro della stanza: diminuirà le riflessioni.
  • Se avete un armadio con dei vestiti, o uno scaffale con dei libri, provate a mettervi davanti: son degli anti riflessione insospettabilmente buoni.
  • Testate sempre prima di effettuare la registrazione definitiva: essendo un ambiente non professionale, potrebbero esserci imprevisti.
  • Non esagerate col volume in cuffia, altrimenti verrà ripreso dal microfono. Tenete conto che ne basta poco, giusto per sentire metronomo e base.

Posizionamento del microfono

Il microfono andrà posizionato in modo da non riprendere l’aria emessa dal cantante durante la performance.

Un metodo molto semplice per trovare questa posizione è far soffiare il cantante, e posizionare il microfono dove vi accorgete non arrivi l’aria.
Mettetelo a circa una ventina di Cm dalla bocca del cantante, e sempre puntato verso di essa.

In quest’immagine vi mostriamo un tipico buon posizionamento del microfono.

Voice recording microphone correct position

Ora siete pronti a registrare

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Guida: come riconoscere la qualità di una registrazione audio

Per riconoscere la reale qualità di una registrazione audio dobbiamo assicurarci di essere in una situazione d’ascolto adeguata.

In termini tecnici: dotarci di un sistema d’ascolto di riferimento.

 

Un sistema di ascolto di riferimento è un impianto audio professionale, in grado di prevedere quando una registrazione suonerà bene nella maggior parte degli altri impianti audio.

Un impianto audio di riferimento ci fornirà un ascolto di qualità.

Neutro, privo di alterazioni.

(Abbiamo scritto una guida dove spieghiamo cosa siano queste alterazioni: cos’è la risposta in frequenza?)

Per cui se qualcun’altro ascolterà la nostra registrazione audio in un impianto non di riferimento, che altererà la qualità sonora della registrazione, ci sarà una sola alterazione sonora: quella del suo impianto.

Da questo fatto deriva il suo nome: ascolto di riferimento perché ci guiderà nella creazione e nel riconoscimento di materiali audio pronti per il mercato.

Valutare registrazioni da un impianto non di riferimento vuol dire non essere certi che suonerà bene da tutti gli altri ascoltatori.

Avessimo invece ottimizzato la registrazione audio su di un ascolto non di riferimento, i nostri  prossimi ascoltatori sentiranno qualcosa ottimizzato su di un impianto alterato.

Qualcosa con già un alterazione al suo interno.

A cui si sommerà l’alterazione portata dai loro impianti audio non di riferimento.

I nostri prossimi ascoltatori sentiranno una registrazione alterata due volte.

In altre parole: una registrazione da buttare.

(E, anche tutti i nostri ascoltatori fossero in studio di registrazione, sentirebbero chiaramente gli errori nella registrazione)

Se non siete dotati di un sistema audio di riferimento, non vi rimane che fidarvi di chi lo ha.

Gli studi di registrazione e di produzione musicale spendono soldi e tempo a ottimizzare i loro ascolti proprio per poter fornire un importante servizio di quality check sulla qualità delle registrazioni audio.

Abbiamo creato dei tutorial per creare degli ascolti di riferimento.

In queste guide vi spiegheremo come ottenere un ascolto di riferimento, da cui poter riconoscere e anche creare materiale audio di qualità.

Se le seguirete con attenzione, otterrete un sistema audio di riferimento.

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Perché nessun suono è irripetibile?

Perché ogni fenomeno fisico è registrabile e analizzabile.

E quindi, riproducibile.

Tutto quello che può essere osservato e analizzato è riproducibile.

Il suono non è qualcosa di impalpabile o teorico: è un fenomeno fisico. Lo possiamo sentire.
(In questo link troverete la spiegazione di cos’è un suono.)

E anche vedere, grazie a spettrometrie, sonometrie e analisi d’immagine stereofonica.

Un suono non è altro che una somma di frequenze dotate di fase: possiamo analizzare quali frequenze e con quale fase costruiscono un suono, e riprodurle quando e come desideriamo.

Possiamo addirittura costruire una simulazione virtuale di uno strumento, e farla suonare.

Non molto differentemente da come edifici e aeroplani vengono testati al computer ancora prima che siano costruiti, in modo da evitare rischi per chi li userà.

Questa tecnologia si chiama sintesi a modelli fisici (in inglese, physical modeling).

L’unica cosa realmente irriproducibile è la fantasia.

La capacità di ognuno di noi di raccontare una storia diversa con l’arte.

La capacità di inventare musica nuova.

I suoni che la creano, con un po d’impegno, possono essere ricostruiti. Indifferentemente da che apparecchio li abbia creati.

La fantasia no.

Serve un artista.

Per tutto il resto, basta un computer.

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5 consigli per migliorare l’acustica della tua stanza.

Semplici consigli per risolvere i problemi acustici della vostra stanza.


In questo tutorial vi spiegheremo come risolvere i problemi acustici più semplici della vostra stanza.

Come migliorare la qualità della musica che ci sentirete dentro.

Quasi tutti i miglioramenti acustici volgono a un obiettivo: eliminare le riflessioni.
Le riflessioni sono versioni alterate del segnale iniziale, che confonderanno il risultato finale, rovinando la qualità d’ascolto.

Un altro grosso problema sono le onde stazionarie, ma è un fenomeno troppo complesso per essere trattato in un tutorial  base.

Questo tutorial è una guida base per risolvere i problemi acustici meno gravi: i trattamenti in caso di gravi problemi acustici sono un argomento estremamente articolato, e sono estremamente costosi e complessi da fare.

In caso questo tutorial non basti a dare alla vostra stanza un’acustica adeguata alle vostre esigenze, vi consigliamo di rivolgervi a uno specialista di trattamenti acustici.

  • Non lasciate gli angoli vuoti.

    Gli angoli sono delle zone acusticamente molto particolari: se sono vuoti, possono creare problemi.

    Potete per esempio chiuderli appoggiandoci sopra dei pannelli di lana di roccia non troppo densa (state sotto i 100Kg/M3).

  • Non lasciate le pareti spoglie

    Le pareti spoglie creano riflessioni.

    Avete molti modi per farlo: stoffa, pannelli di lana di roccia compositi (un pannello di lana di roccia al di sotto dei 50Kg/M3 con al di sotto sotto un pannello di lana di roccia tra i 70 e gli 80Kg/M3), gommapiuma…

    Il vostro obiettivo sarà impedire alle frequenze di rimbalzarci sopra.

    Tenete conto che più le frequenze sono alte, meno il materiale per attutirle dovrà essere denso. Vi mostreremo in un altro articolo come calcolare approssimativamente questo fattore.

    Non esagerate, altrimenti avrete una stanza esageratamente asciutta. Generalmente si consiglia di lasciare almeno 1 parete senza particolari trattamenti.

  • Non lasciate il soffitto spoglio.

    Come le pareti, anche il soffitto può creare riflessioni.

    I sistemi per trattarlo sono uguali a quelli delle pareti.

  • Non lasciate la stanza vuota.

    Divani, poltrone, armadi con libri… Qualsiasi cosa popoli la stanza ne può migliorare l’acustica attutendo le onde sonore e impedendogli di rimbalzare freneticamente per la stanza, creando riflessioni.

    Ovviamente non esagerate, altrimenti non vi ci girerete dentro.

  • Analizzate la stanza con dei sistemi scientifici per capire quali sono i suoi problemi.

    Non fidatevi solo del vostro orecchio: per capire bene per quali frequenze la vostra stanza ha dei problemi, la dovete misurare con apparecchiature scientifiche.

    Per i più coraggiosi che volessero farlo, faremo un articolo in cui spiegheremo come fare un analisi acustica base di una stanza.


Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

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Il nostro primo post.

Salve amanti della musica.

Avete appena scoperto uno degli elementi più importanti del nostro nuovo sito: il blog di LmK Music Production.

Perché un blog?

La nostra missione è espressa chiaramente in qualsiasi parte del nostro sito: fare della buona arte. Fornire soluzioni audio convenienti e di qualità.

Sia di persona, che non.

Il nostro scopo non è far soldi con l’arte.

Il nostro scopo è usare i soldi per creare arte.

Non chiediamo di essere pagati perché ci piacciono i soldi.

Chiediamo di essere pagati per poter creare nuova arte.

Quindi, anche se non siete nostri clienti, ma state comunque seguendo un obiettivo artistico,

saremo felici di condividere con voi il nostro sapere.

Tutto ciò conduce a un’interessante particolarità di questo blog: non ci saranno bugie.

Leggere i soliti articoletti, frutto del marketing, privi di qualsiasi contenuto significativo, ci fa stare male.

Contrariamente, noi vi offriremo consigli professionali fruibili fin da subito.

Scriveremo come se stessimo scrivendo a uno dei nostri clienti.
A un nostro amico.

E, come avrete modo di vedere, tutte le soluzioni che proporremo saranno veloci, di qualità, ed estremamente convenienti.

Come abbiamo sempre affermato.

Ora vi chiederete: “Dov’è la fregatura?”

È semplice: non c’è.

Pronti a partire?

8 passi per spiegare cos’è il suono.

Cos’è un suono?

  • Un suono è un fenomeno fisico.

    Acustico, per la precisione.

    Infatti, se vi mettete di fronte a un impianto audio molto potente, sentirete il vostro corpo che vibra colpito dalla vibrazione sonora.

    Diventa musica quando viene utilizzato per scopi artistici.

  • Un suono è una vibrazione.

    E viene percepita dal nostro orecchio.

    Infatti, viene misurato con 2 sistemi:

    •         Velocità di vibrazione, in Hertz (Hz)

    Che dirà che intonazione avrà questo suono.

    •         Intensità di vibrazione, in deciBel (dB)

    Che dirà quanto questo suono è forte.

  • I suoni son composti da frequenze dotate di fase.

    • Un suono, a parte un particolare suono chiamato “sinusoide” (noto anche come “suono puro”), non è mai composto da una sola vibrazione.
    • Ogni vibrazione che lo compone si chiama “frequenza”, ed è dotata di fase.
    • La somma di tutte queste frequenze si chiama “spettro”

    Infatti, la spettrometria si chiama così perché misura lo spettro di un suono, dicendo quali frequenze lo compongono.

  • La vibrazione viene generata in tanti modi.

    Dalle corde di una chitarra, per esempio. O da un tamburo colpito da una bacchetta. O da una canna di organo a canne, messa in vibrazione da un potente soffio d’aria generato da un compressore.

    O anche da un altoparlante percorso da un segnale elettrico, come per esempio quello di un sintetizzatore, che vibra a seconda del segnale inviato.

  • La vibrazione, in seguito, viene trasmessa da un mezzo.

    Per esempio attraverso l’aria: il corpo che ha generato la vibrazione colpisce le particelle d’aria nelle sue immediate vicinanze, che a sua volta colpiscono altre particelle vicine a loro, generando così un effetto domino che porta la vibrazione al nostro orecchio.

  • Ogni mezzo di trasmissione ha le sue caratteristiche.

    Per esempio, l’acqua trasmette il suono molto meglio dell’aria. Infatti, quando siamo immersi, ci sembra tutto più vicino.

    Non sentiamo bene come quando siamo fuori dall’acqua principalmente perché l’acqua altera il funzionamento del timpano (e, se scendiamo troppo in profondità, lo rompe proprio).

    Altro esempio le mura: sono dei pessimi conduttori acustici, e infatti abbassano di parecchio l’intensità della vibrazione (attutendo i suoni) e ne sopprimono le frequenze più alte (rendendoli più chiusi. Il tipico suono cupo che sentiamo quando siamo fuori da una discoteca.)

  • I suoni non hanno misteri, e possono essere riprodotti.

    Da questo si capisce che nessun suono ha dei misteri: ogni suono è misurabile nei suoi minimi particolari. E se è misurabile, lo possiamo analizzare.

    E se lo possiamo analizzare possiamo capire da cosa è composto, e quindi ricostruirlo a nostro piacimento.

    In fondo, un suono è unicamente una somma di frequenze. Per ricostruirlo, basta sommare tutte le frequenze che lo componevano. (Sì: questo è il principio su cui si basa la famosa sintesi additiva, di cui parleremo in un altro articolo.)

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

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Guida: 9 step per posizionare bene i monitor da studio

10 minuti per sistemare i vostri monitor da studio.

In questo tutorial vi daremo 9 semplici step per posizionare correttamente i vostri monitor audio da studio.

Questo è un tutorial per posizionare dei monitor audio da studio near field.

Premessa: avrete bisogno di 1 cavo/filo di 2mt, una livella laser e un’asta microfonica.

Va bene una qualsiasi livella laser: se ne trovano a pochi € in un qualsiasi negozio di utensileria.
Come questa, per esempio.

www.bricoman.it

www.bricoman.it

  • Controllate di avere le casse giuste dal nostro tutorial per scegliere i monitor giusti.

    Che troverete a questo link: 

  • Scegliete una stanza con queste caratteristiche (leggi sotto).

    Più caratteristiche riuscirà a rispettare, migliore sarà il vostro studio.

    • Muri spessi
    • Muri di materiale denso
    • Muri irregolari (pietra a vista, per esempio)
    • Muri non spogli (armadi con vestiti, armadi con libri, poltrone, divani…)
    • Angoli non spogli (gli angoli son delle zone acusticamente particolari
    • Non è vicina a camere da letto/zone abitate frequentemente
    • Non è in vicinanze di sistemi di trasporto pubblico rumorosi (metro, tram, treno, base di lancio missilistico…)
    • Non ha vicini rumorosi
    • Poco umida
    • Ha temperature non eccessivamente alte/basse
  • Scegliete e posizionate il banco da lavoro.

    Preferite banchi solidi e pieni (senza spazio per le gambe sotto): avranno una migliore resa acustica.

    Mettetelo con le spalle verso la parete più larga, e allontanatelo leggermente dal muro (intorno ai 30/40cm è generalmente ok).

  • Mettete i monitor sul bordo del banco.

    Qualsiasi cosa mettiate sotto i monitor rischierà di creare riflessioni. E le riflessioni alterano il segnale.

    Cercate di tenere il fronte delle casse il più sgombro possibile, ma senza eccedere nella preoccupazione: una tastiera, per esempio, non creerà particolari problemi.

    E, sì, state immaginando bene: metterle dietro un enorme banco di mixing con millemila fader non è una buona idea.

    Provate a mettervi un quaderno sotto il mento mentre parlate, e ascoltate la differenza. E la voce umana ha molte meno frequenze di un segnale audio.

    Giusta posizione casse bordo.

    Giusta posizione casse bordo.

  • Mettete i monitor in modo che i tweeter siano all’altezza delle vostre orecchie.

    Gli alti sono estremamente direzionali: per poterli sentire bene dovrete puntarveli esattamente all’altezza delle orecchie.

  • Impostate il triangolo.

    Mettete le casse in modo da creare grossomodo un triangolo equilatero con ad un vertice la vostra testa.

    Un metodo rapido è mettere usare le vostre braccia come righelli: distendetele a creare grossomodo un triangolo equilatero, e mettere le casse davanti ai palmi delle vostre mani.

  • Perfezionate il triangolo.

    Estendete l’asta microfonica verticalmente, e mettetela dove sarà la vostra testa.

    Prendete il cavo, misurate la distanza tra asta e tweeter e, tenendola col dito, usatela per uguagliare le distanze tra questi punti:

    • Tweeter 1 – Tweeter 2
    • Tweeter 1 – Asta
    • Tweeter 2 – Asta

    Così, avrete ottenuto un perfetto triangolo equilatero.
    Come quello in questa figura.

    Monitor da studio posizionati correttamente.

    Monitor da studio posizionati correttamente.

  • Puntamento laser.

    Appoggiate la livella laser sopra i monitor, esattamente sopra il tweeter, e girate il monitor fino a che il tweeter non sia allineato con l’asta microfonica.

    Ovviamente, non spostate assolutamente asta o monitor: girate i monitor in modo che il tweeter sia rivolto verso l’asta.

  • Vittoria.

    Stappate lo spumante e mettete Lateralus dei Tool a tutto volume nel vostro impianto ora finalmente posizionato in maniera perfetta.

A questo punto, il vostro impianto sarà posizionato in maniera eccellente.

In altri tutorial vi spiegheremo come preparare acusticamente la stanza dove avete messo i monitor come risolvere eventuali problemi acustici che stanno rovinando l’affidabilità dei vostri monitor da studio.


Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

Il nostro primo post.

E nel nostro sito potete ascoltare e vedere i risultati del nostro lavoro.


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Cos’è l’HRTF? Una spiegazione rapida

Iniziamo a fare amicizia con la psicoacustica.

L’HRTF è la funzione di trasferimento della nostra testa (Head Related Transfer Function).

Ovvero: la risposta in fase e in frequenza della nostra testa, in quanto una funzione di trasferimento è una particolare formula matematica che raccoglie entrambe le informazioni.
Il modo in cui la nostra testa modifica i suoni che arrivano ai nostri timpani.

Queste modifiche sono date dalla conformazione fisica della nostra testa: naso, fronte, bocca, capelli, consistenza ossea, padiglioni auricolari… Ogni nostra fattezza che il suono incontri prima di arrivare al timpano. E, in caso arrivi da più in basso, anche le nostre spalle.

Ogni “ostacolo” incontrato andrà a modificare impercettibilmente il suono, variandone frequenze e fasi.

Quindi, a seconda della provenienza del suono (davanti, dietro, sopra di noi, sotto di noi), andrà incontro a differenti ostacoli. E differenti modifiche acustiche.

Il nostro cervello ha memorizzato finemente queste caratteristiche, e le sfrutta per capire da che parte arrivi un suono.

Motivo per cui, anche se chiudiamo gli occhi, continuiamo a capire la posizione di una fonte sonora.

L’organo che più caratterizza queste modifiche sono i padiglioni auricolari: tutte le loro circonvoluzioni servono a caratterizzare maggiormente le modifiche sonore, facendocele “sbattere sopra”.
(Finalmente avete scoperto come mai le orecchie sono così “strane”, anziché essere semplicemente piatte.)

Ecco un esempio di HRTF frontale (linea continua) e posteriore (linea tratteggiata).

HRTF frontale e posteriore

HRTF frontale e posteriore

Se applicheremo la risposta in frequenza della linea continua a un segnale, il nostro cervello capirà che questa fonte sonora si trova davanti a noi.

Se applicheremo la risposta in frequenza della linea tratteggiata a un segnale, il nostro cervello capirà che questa fonte sonora si trova dietro di noi.

Va da se che ognuno di noi ha una diversa conformazione fisica, per cui le HRTF non saranno mai perfettamente identiche. Ma, comunque, c’è una sottile somiglianza tra tutte le HRTF che permette al nostro cervello di interpretare relativamente efficientemente anche segnali elaborati con HRTF altrui.

E sapete che esistono sistemi per registrare in HRTF, così la nostra registrazione non localizzerà solo destra e sinistra (monodimensionale) ma anche sopra, sotto, a fianco (tridimensionale, o binaurale)?
Ecco uno dei più diffusi: una dummy head (in italiano, all’incirca, “testa di manichino”)
Dummy head (Neumann KU100)

Dummy head (Neumann KU100)

 

Ovvero, un apparecchio che simula le fattezze di una testa umana, con dei microfoni posizionati al posto dei timpani. In modo da tentare di registrare efficientemente le informazioni HRTF.

E funziona piuttosto bene: le registrazioni fatte con questo apparecchio permettono di ascoltare quasi come se si fosse presenti nella scena.

A livello software, esistono dei codificatori HRTF che permettono di allegare informazioni HRTF a un segnale, dandogli così spazialità 3D.

Un altra interessante implementazione di HRTF sono praticamente tutte le cuffie moderne: per cercare di ovviare all’effetto “suono all’interno della testa” delle cuffie, si cerca di imprimere un impronta HRTF frontale agli altoparlanti.

Che è anche il motivo per cui le risposte in frequenza delle cuffie non sono interpretabili “a occhio nudo”.

Ecco un esempio di, tra l’altro, un’ottima cuffia professionale

http://www.headphone.com/

http://www.headphone.com/

Anche se la curva è piuttosto irregolare, il risultato sonoro sarà comunque affidabile dato che le irregolarità son dovute a una particolare impronta HRTF frontale.

Non perfettamente frontale, dato che la tipica posizione di 2 altoparlanti è in 2 vertici di un triangolo equilatero in cui 1 dei vertici è la nostra testa.


Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

Il nostro primo post.

E nel nostro sito potete ascoltare e vedere i risultati del nostro lavoro.


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Cos’è la risposta in frequenza?

Conoscere i vostri strumenti alle loro basi.

La risposta in frequenza è il modo in cui un’attrezzatura audio modifica le frequenze che gli manderemo dentro.

In parole povere: è il modo in cui lo strumento a cui appartiene “suonerà”. Il modo in cui lo strumento in questione altererà le frequenze che gli invieremo.

Attenzione: un segnale sonoro non è caratterizzato dalle sole frequenze, ma anche dalla loro fase. Riportata in un grafico a parte, chiamato grafico di risposta in fase.
È una caratteristica fondamentale del suono. Ma, per lavori di produzione musicale, data la qualità degli strumenti moderni, è generalmente trascurabile.
Stessa cosa non vale per discorsi di fonia e impiantistica audio
(PA system) live, in cui la fase gioca un ruolo primario a causa delle forti interazioni ambientali in gioco. Il vento, l’umidità e le enormi dimensioni delle platee, per esempio.  
Se volete approfondire l’argomento, in un futuro tutorial ve ne parleremo.

Il modo più frequente per illustrare una risposta in frequenza è il grafico di risposta in frequenza. 

frequency-chart empty

In verticale, il grafico riporterà come lo strumento altererà le frequenze. Ovvero, il valore in dB della variazione cromatica (“cromatica” in quanto le componenti frequenziali di un suono andranno a crearne il “colore”. Ovvero, le sue qualità timbriche).

In orizzontale, il grafico riporterà quale frequenza verrà alterata. 

Questo era l’esempio di un grafico vuoto.

Adesso, vedremo un grafico con al suo interno una risposta in frequenza.

Grafico risposta in frequenza

Grafico con risposta in frequenza

La linea all’interno di questo grafico è la risposta in frequenza.

Interpretare questo grafico è molto semplice.
Per esempio, possiamo dedurre che questo strumento, a 30 Hz sottrarrà 20 dB al suono originale. A 40 Hz sottrarrà 10 dB. A 300 Hz sottrarrà circa 3 dB.

Parlando di questo stretto esempio, si tratta di uno strumento abbastanza affidabile al di sopra dei 100 Hz,  in quanto variazioni di +/- 2 dB sono considerate relativamente accettabili per standard professionali.

Vediamo adesso il grafico di uno strumento eccezionalmente affidabile.

Risposta in frequenza eccellente

Risposta in frequenza eccellente

A parte un picco sui 10 KHz, in cui avviene una somma di 10 dB (una caratteristica correggibile facilmente in postproduzione, casomai sia necessario), questo strumento non altererà minimamente il segnale originale. 

Uno strumento con un grafico così lineare è uno strumento affidabile.

Infatti, è la risposta in frequenza di uno dei nostri microfoni preferiti durante le registrazioni orchestrali.

Ora vediamo il grafico di uno strumento nella media

Risposta in frequenza nella mediaq

Risposta in frequenza nella media

Questo strumento non è affidabile sotto i 100 Hz, e presenta delle irregolarità intorno ai 7 KHz mediamente fastidiose.
Ma, tutto sommato, è uno strumento fruibile in situazioni dove non sia richiesta totale fedeltà. Come, per esempio, rumorosi spettacoli dal vivo.

Infatti, è la risposta in frequenza di un piuttosto noto microfono dinamico.

Ora vediamo il grafico di uno strumento pessimo.

Grafico risposta in frequenza pessima

Grafico risposta in frequenza pessima

Se vedete uno strumento con una risposta in frequenza con irregolarità così frequenti e marcate, lasciatelo nello scaffale: si tratta di uno strumento non affidabile.

Salvo non abbiate idee terribilmente originali per le vostre riprese.

E quando vedete grafici con curve multiple per singolo strumento, come per esempio questo

Effetto prossimità.

Effetto prossimità.

non spaventatevi: è semplicemente l’effetto prossimità.

Alcune tipologie di microfoni variano il loro comportamento in base alla distanza dalla fonte sonora ripresa.
Questi grafici mostrano come gli strumenti reagiranno a seconda della distanza a cui li porremo dalla fonte sonora, offrendo curve diverse per distanze diverse.

Per strano che vi possa sembrare, questo sistema vi permetterà di capire come suonerà uno strumento senza neanche averlo sentito.

Salvo rare eccezioni, di cui parleremo in altri articoli.

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

Il nostro primo post.

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8 regole per scegliere i monitor da studio giusti

Consigli intelligenti per ascolti professionali.

Un altro passo molto importante per fare musica seriamente è l’acquisto di un paio di monitor audio da studio.

Purtroppo si tratta di un’attrezzatura piuttosto complessa, e che in molti casi bisognerà accontentarsi di usare solo per una parte delle sue potenzialità.

  • Near field? Mid field? Far field?

    Assolutamente near field.
    Mid field e far field sono estremamente costosi e, anche quando accessibili, son di gestione troppo complicata per un utilizzo basic come un home/project studio.
    Oltretutto, quando avrete a che fare con monitor di quella qualità, saranno altri a sistemarli per voi.

  • Dimensioni stanza.

    La dimensione della vostra stanza sarà cruciale per la qualità degli ascolti: la grandezza della stanza dovrà crescere con la grandezza dei monitor, pena il loro cattivo funzionamento.

    Se avete una stanza di più di circa 4x4x2.5mt, potrete permettervi dei monitor da 8”. 5x5x3mt, per esempio, è un’ottima misura per dei monitor da 8”.

    Se non avete la fortuna di avere una stanza così grande, è consigliabile l’acquisto di monitor da 5”.

    Se la stanza è di molti metri più grande di 4x4x2.5mt, potreste avere problemi di riverbero.

  • 5” vs 8”

    I monitor da 5” son più economici, ma non vi permetteranno di lavorare sulle frequenze basse. Son ideati per lavorare in compagnia di un subwoofer.

    Quelli da 8” son più costosi, ma vi permetteranno di iniziare a lavorare anche sulle frequenze basse. Hanno un ottimo rapporto qualità prezzo.

    Se volete iniziare ad avere a che fare seriamente col suono, vi consigliamo l’acquisto di monitor da 8”.

    Un setup 5” + subwoofer costerà molto di più di un sistema 8”, e avrà molte più difficoltà di settaggio.

  • Ascolti multipli?

    Inutili.
    Se avete dei buoni monitor, basterà filtrare il loro segnale in ingresso tramite un equalizzatore: otterrete la risposta in frequenza di qualsiasi altoparlante vogliate.

    Un unico paio di ottimi monitor da studio è la scelta migliore.

  • Che marca?

    Non fate granché caso alla marca.
    La marca non è il reale parametro che dirà la qualità dei vostri monitor.
    Ci son monitor di marche semi sconosciute che suonano realmente bene, e monitor di marche famose che suonano “meh”.

    Parlando di affidabilità, i monitor moderni, se trattati bene, sono praticamente tutti estremamente affidabili.

    Il vero sistema per capire qual’è il miglior monitor è nel punto successivo.

  • Risposta in frequenza

    La risposta in frequenza dei monitor è la loro qualità sonora.
    Più è piatta e più il vostro monitor riprodurrà fedelmente i suoni che gli manderete.
    La scelta, in questo caso, è molto semplice: confrontate le risposte in frequenza dei vari monitor che state scegliendo, e scegliete il modello con la curva più piatta.

    Se avete la fortuna di poterla leggere, è questa la via più veloce e affidabile per capire la qualità di un monitor audio.

    Se purtroppo non la avete, nei 2 successivi punti vi suggeriremo dei metodi per testare i vostri nuovi monitor.

  • Test tramite musica

    Se volete veramente mettere sotto pressione un impianto, Metal e musica orchestrale sono la scelta giusta.

    Sono delle tipologie musicali dotate di grande escursione dinamica (partono dal silenzio e arrivano fino a volumi enormi) e timbrica (i loro suoni sono estremamente sgargianti).

    Pezzi minimali come Blues, Jazz o strumenti solisti sono abbastanza sconsigliabili per testare il vostri nuovi monitor audio.
    Non metteranno realmente sotto pressione tutte le capacità timbriche dei vostri nuovi monitor.
    Inoltre, data la loro poverà timbrica (non hanno dei suoni molto corposi), vi faranno sembrare più bello l’impianto.
    Questo per il semplice motivo che, non avendo grandi richieste timbriche, il messaggio musicale verrà consegnato relativamente intiero, dandovi le emozioni che avrebbe dovuto darvi.

    È ora di tirare fuori Brahms e i Periphery, insomma.
    O anche il disco solista di LmK: https://open.spotify.com/album/3zoTvDRS0ANwoNp8AFn36d

  • Per i più coraggiosi: analisi spettrometrica

    Il reale metodo per provare voi stessi la qualità dei monitor, è un analisi spettrometrica.
    La musica, per quanto sgargiante, è sempre diversa.
    Ergo, dovreste provare tutta la musica del mondo per testare la qualità dei vostri monitor.

    …oppure

    mandargli dentro un segnale con ogni frequenza sonora possibile (rumore bianco/rosa), e analizzare il risultato acustico tramite un microfono estremamente fedele (microfono di misurazione/sonda).

    In termini tecnici: un analisi spettrometrica.

    Il risultato dell’analisi spettrometrica sarà una risposta in frequenza.
    Esattamente quella di cui si parlava prima (5).

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

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