Perché nessun suono è irripetibile?

Perché ogni fenomeno fisico è registrabile e analizzabile.

E quindi, riproducibile.

Tutto quello che può essere osservato e analizzato è riproducibile.

Il suono non è qualcosa di impalpabile o teorico: è un fenomeno fisico. Lo possiamo sentire.
(In questo link troverete la spiegazione di cos’è un suono.)

E anche vedere, grazie a spettrometrie, sonometrie e analisi d’immagine stereofonica.

Un suono non è altro che una somma di frequenze dotate di fase: possiamo analizzare quali frequenze e con quale fase costruiscono un suono, e riprodurle quando e come desideriamo.

Possiamo addirittura costruire una simulazione virtuale di uno strumento, e farla suonare.

Non molto differentemente da come edifici e aeroplani vengono testati al computer ancora prima che siano costruiti, in modo da evitare rischi per chi li userà.

Questa tecnologia si chiama sintesi a modelli fisici (in inglese, physical modeling).

L’unica cosa realmente irriproducibile è la fantasia.

La capacità di ognuno di noi di raccontare una storia diversa con l’arte.

La capacità di inventare musica nuova.

I suoni che la creano, con un po d’impegno, possono essere ricostruiti. Indifferentemente da che apparecchio li abbia creati.

La fantasia no.

Serve un artista.

Per tutto il resto, basta un computer.

Se volete sapere il perché della creazione di questi tutorial, lo troverete in questo post

Il nostro primo post.

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5 consigli per migliorare l’acustica della tua stanza.

Semplici consigli per risolvere i problemi acustici della vostra stanza.


In questo tutorial vi spiegheremo come risolvere i problemi acustici più semplici della vostra stanza.

Come migliorare la qualità della musica che ci sentirete dentro.

Quasi tutti i miglioramenti acustici volgono a un obiettivo: eliminare le riflessioni.
Le riflessioni sono versioni alterate del segnale iniziale, che confonderanno il risultato finale, rovinando la qualità d’ascolto.

Un altro grosso problema sono le onde stazionarie, ma è un fenomeno troppo complesso per essere trattato in un tutorial  base.

Questo tutorial è una guida base per risolvere i problemi acustici meno gravi: i trattamenti in caso di gravi problemi acustici sono un argomento estremamente articolato, e sono estremamente costosi e complessi da fare.

In caso questo tutorial non basti a dare alla vostra stanza un’acustica adeguata alle vostre esigenze, vi consigliamo di rivolgervi a uno specialista di trattamenti acustici.

  • Non lasciate gli angoli vuoti.

    Gli angoli sono delle zone acusticamente molto particolari: se sono vuoti, possono creare problemi.

    Potete per esempio chiuderli appoggiandoci sopra dei pannelli di lana di roccia non troppo densa (state sotto i 100Kg/M3).

  • Non lasciate le pareti spoglie

    Le pareti spoglie creano riflessioni.

    Avete molti modi per farlo: stoffa, pannelli di lana di roccia compositi (un pannello di lana di roccia al di sotto dei 50Kg/M3 con al di sotto sotto un pannello di lana di roccia tra i 70 e gli 80Kg/M3), gommapiuma…

    Il vostro obiettivo sarà impedire alle frequenze di rimbalzarci sopra.

    Tenete conto che più le frequenze sono alte, meno il materiale per attutirle dovrà essere denso. Vi mostreremo in un altro articolo come calcolare approssimativamente questo fattore.

    Non esagerate, altrimenti avrete una stanza esageratamente asciutta. Generalmente si consiglia di lasciare almeno 1 parete senza particolari trattamenti.

  • Non lasciate il soffitto spoglio.

    Come le pareti, anche il soffitto può creare riflessioni.

    I sistemi per trattarlo sono uguali a quelli delle pareti.

  • Non lasciate la stanza vuota.

    Divani, poltrone, armadi con libri… Qualsiasi cosa popoli la stanza ne può migliorare l’acustica attutendo le onde sonore e impedendogli di rimbalzare freneticamente per la stanza, creando riflessioni.

    Ovviamente non esagerate, altrimenti non vi ci girerete dentro.

  • Analizzate la stanza con dei sistemi scientifici per capire quali sono i suoi problemi.

    Non fidatevi solo del vostro orecchio: per capire bene per quali frequenze la vostra stanza ha dei problemi, la dovete misurare con apparecchiature scientifiche.

    Per i più coraggiosi che volessero farlo, faremo un articolo in cui spiegheremo come fare un analisi acustica base di una stanza.


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Salve amanti della musica.

Avete appena scoperto uno degli elementi più importanti del nostro nuovo sito: il blog di LmK Music Production.

Perché un blog?

La nostra missione è espressa chiaramente in qualsiasi parte del nostro sito: fare della buona arte. Fornire soluzioni audio convenienti e di qualità.

Sia di persona, che non.

Il nostro scopo non è far soldi con l’arte.

Il nostro scopo è usare i soldi per creare arte.

Non chiediamo di essere pagati perché ci piacciono i soldi.

Chiediamo di essere pagati per poter creare nuova arte.

Quindi, anche se non siete nostri clienti, ma state comunque seguendo un obiettivo artistico,

saremo felici di condividere con voi il nostro sapere.

Tutto ciò conduce a un’interessante particolarità di questo blog: non ci saranno bugie.

Leggere i soliti articoletti, frutto del marketing, privi di qualsiasi contenuto significativo, ci fa stare male.

Contrariamente, noi vi offriremo consigli professionali fruibili fin da subito.

Scriveremo come se stessimo scrivendo a uno dei nostri clienti.
A un nostro amico.

E, come avrete modo di vedere, tutte le soluzioni che proporremo saranno veloci, di qualità, ed estremamente convenienti.

Come abbiamo sempre affermato.

Ora vi chiederete: “Dov’è la fregatura?”

È semplice: non c’è.

Pronti a partire?

8 passi per spiegare cos’è il suono.

Cos’è un suono?

  • Un suono è un fenomeno fisico.

    Acustico, per la precisione.

    Infatti, se vi mettete di fronte a un impianto audio molto potente, sentirete il vostro corpo che vibra colpito dalla vibrazione sonora.

    Diventa musica quando viene utilizzato per scopi artistici.

  • Un suono è una vibrazione.

    E viene percepita dal nostro orecchio.

    Infatti, viene misurato con 2 sistemi:

    •         Velocità di vibrazione, in Hertz (Hz)

    Che dirà che intonazione avrà questo suono.

    •         Intensità di vibrazione, in deciBel (dB)

    Che dirà quanto questo suono è forte.

  • I suoni son composti da frequenze dotate di fase.

    • Un suono, a parte un particolare suono chiamato “sinusoide” (noto anche come “suono puro”), non è mai composto da una sola vibrazione.
    • Ogni vibrazione che lo compone si chiama “frequenza”, ed è dotata di fase.
    • La somma di tutte queste frequenze si chiama “spettro”

    Infatti, la spettrometria si chiama così perché misura lo spettro di un suono, dicendo quali frequenze lo compongono.

  • La vibrazione viene generata in tanti modi.

    Dalle corde di una chitarra, per esempio. O da un tamburo colpito da una bacchetta. O da una canna di organo a canne, messa in vibrazione da un potente soffio d’aria generato da un compressore.

    O anche da un altoparlante percorso da un segnale elettrico, come per esempio quello di un sintetizzatore, che vibra a seconda del segnale inviato.

  • La vibrazione, in seguito, viene trasmessa da un mezzo.

    Per esempio attraverso l’aria: il corpo che ha generato la vibrazione colpisce le particelle d’aria nelle sue immediate vicinanze, che a sua volta colpiscono altre particelle vicine a loro, generando così un effetto domino che porta la vibrazione al nostro orecchio.

  • Ogni mezzo di trasmissione ha le sue caratteristiche.

    Per esempio, l’acqua trasmette il suono molto meglio dell’aria. Infatti, quando siamo immersi, ci sembra tutto più vicino.

    Non sentiamo bene come quando siamo fuori dall’acqua principalmente perché l’acqua altera il funzionamento del timpano (e, se scendiamo troppo in profondità, lo rompe proprio).

    Altro esempio le mura: sono dei pessimi conduttori acustici, e infatti abbassano di parecchio l’intensità della vibrazione (attutendo i suoni) e ne sopprimono le frequenze più alte (rendendoli più chiusi. Il tipico suono cupo che sentiamo quando siamo fuori da una discoteca.)

  • I suoni non hanno misteri, e possono essere riprodotti.

    Da questo si capisce che nessun suono ha dei misteri: ogni suono è misurabile nei suoi minimi particolari. E se è misurabile, lo possiamo analizzare.

    E se lo possiamo analizzare possiamo capire da cosa è composto, e quindi ricostruirlo a nostro piacimento.

    In fondo, un suono è unicamente una somma di frequenze. Per ricostruirlo, basta sommare tutte le frequenze che lo componevano. (Sì: questo è il principio su cui si basa la famosa sintesi additiva, di cui parleremo in un altro articolo.)

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Guida: 7 regole per scegliere bene un computer per registrare.

Consigli intelligenti per il tuo prossimo computer per registrare.

Il computer è la parte centrale di ogni rispettabile studio di registrazione moderno.

Dal più piccolo home studio fino a strutture in grado di riprendere orchestre.

In questo tutorial vi spiegheremo come scegliere il computer giusto per le vostre registrazioni.

Il tutorial è riferito a situazioni non estreme (max 30/40 CHcontemporaneamente).

  • Non preoccupatevi della CPU.

    Registrare, anche molte tracce, è un compito che le moderne CPU svolgono senza alcun problema.

    Moderne s’intende dal dual core 2.5Ghz in su.

  • RAM

    Non avrete bisogno di particolari quantità di RAM. Con 2 GB potrete tranquillamente operare nelle più tipiche situazioni moderne (riprese anche fino a 20CH).

    Se volete andare sul sicuro, sopratutto per quanto riguarda possibilità di utilizzo del computer durante le registrazioni con più canali, 4 Gb sono un’ottima scelta.

  • Hard Disk.

    I moderni hard disk SATA sono in grado di reggere registrazioni multitraccia fino a quantità esorbitanti di tracce.

    Non c’è bisogno di comprare attrezzature particolari tipo hard disk da 10.000 RPM o sistemi SSD.
    Anche per quanto riguarda le dimensioni, è praticamente impossibile riempire un Hard Disk da 80 GB in una sola sessione. 

  • Non preoccupatevi del sistema operativo.

    Per registrare, va bene qualsiasi sistema operativo supporti la vostra scheda audio.

    Anche il leggendario Windows Xp.

  • Preoccupatevi della rumorosità (se è nella sala in cui registrate).

    Le ventole dei computer fanno rumore: assicuratevi che il vostro computer non crei talmente tanto rumore da dare fastidio alle registrazioni, o che abbiate la possibilità di posizionarlo in una sala separata a quella della ripresa.

    Una porta chiusa basterà a isolare il suono.

    In caso siate nella stessa sala, dovrete far conto di posizionarvi a una distanza adeguata dai microfoni (userete cavi molto lunghi per i microfoni).

  • Mac, Linux o Windows?

    Indifferente.

    Il sistema operativo non influisce sulla qualità di registrazione.

    In realtà, nessun software influisce sulla qualità di registrazione. È unicamente la componentistica audio a influire.

  • Deve essere perfettamente affidabile.

    Le registrazioni non ammettono errori: il vostro computer dovrà essere solido come una roccia.

    Ogni errore sarà irrimediabile.

    Usate unicamente computer di cui siete sicuri al 101% della loro stabilità sia software che harware.

    Sceglieteli come se steste scegliendo un attrezzatura medica.

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Guida: 9 step per posizionare bene i monitor da studio

10 minuti per sistemare i vostri monitor da studio.

In questo tutorial vi daremo 9 semplici step per posizionare correttamente i vostri monitor audio da studio.

Questo è un tutorial per posizionare dei monitor audio da studio near field.

Premessa: avrete bisogno di 1 cavo/filo di 2mt, una livella laser e un’asta microfonica.

Va bene una qualsiasi livella laser: se ne trovano a pochi € in un qualsiasi negozio di utensileria.
Come questa, per esempio.

www.bricoman.it

www.bricoman.it

  • Controllate di avere le casse giuste dal nostro tutorial per scegliere i monitor giusti.

    Che troverete a questo link: 

  • Scegliete una stanza con queste caratteristiche (leggi sotto).

    Più caratteristiche riuscirà a rispettare, migliore sarà il vostro studio.

    • Muri spessi
    • Muri di materiale denso
    • Muri irregolari (pietra a vista, per esempio)
    • Muri non spogli (armadi con vestiti, armadi con libri, poltrone, divani…)
    • Angoli non spogli (gli angoli son delle zone acusticamente particolari
    • Non è vicina a camere da letto/zone abitate frequentemente
    • Non è in vicinanze di sistemi di trasporto pubblico rumorosi (metro, tram, treno, base di lancio missilistico…)
    • Non ha vicini rumorosi
    • Poco umida
    • Ha temperature non eccessivamente alte/basse
  • Scegliete e posizionate il banco da lavoro.

    Preferite banchi solidi e pieni (senza spazio per le gambe sotto): avranno una migliore resa acustica.

    Mettetelo con le spalle verso la parete più larga, e allontanatelo leggermente dal muro (intorno ai 30/40cm è generalmente ok).

  • Mettete i monitor sul bordo del banco.

    Qualsiasi cosa mettiate sotto i monitor rischierà di creare riflessioni. E le riflessioni alterano il segnale.

    Cercate di tenere il fronte delle casse il più sgombro possibile, ma senza eccedere nella preoccupazione: una tastiera, per esempio, non creerà particolari problemi.

    E, sì, state immaginando bene: metterle dietro un enorme banco di mixing con millemila fader non è una buona idea.

    Provate a mettervi un quaderno sotto il mento mentre parlate, e ascoltate la differenza. E la voce umana ha molte meno frequenze di un segnale audio.

    Giusta posizione casse bordo.

    Giusta posizione casse bordo.

  • Mettete i monitor in modo che i tweeter siano all’altezza delle vostre orecchie.

    Gli alti sono estremamente direzionali: per poterli sentire bene dovrete puntarveli esattamente all’altezza delle orecchie.

  • Impostate il triangolo.

    Mettete le casse in modo da creare grossomodo un triangolo equilatero con ad un vertice la vostra testa.

    Un metodo rapido è mettere usare le vostre braccia come righelli: distendetele a creare grossomodo un triangolo equilatero, e mettere le casse davanti ai palmi delle vostre mani.

  • Perfezionate il triangolo.

    Estendete l’asta microfonica verticalmente, e mettetela dove sarà la vostra testa.

    Prendete il cavo, misurate la distanza tra asta e tweeter e, tenendola col dito, usatela per uguagliare le distanze tra questi punti:

    • Tweeter 1 – Tweeter 2
    • Tweeter 1 – Asta
    • Tweeter 2 – Asta

    Così, avrete ottenuto un perfetto triangolo equilatero.
    Come quello in questa figura.

    Monitor da studio posizionati correttamente.

    Monitor da studio posizionati correttamente.

  • Puntamento laser.

    Appoggiate la livella laser sopra i monitor, esattamente sopra il tweeter, e girate il monitor fino a che il tweeter non sia allineato con l’asta microfonica.

    Ovviamente, non spostate assolutamente asta o monitor: girate i monitor in modo che il tweeter sia rivolto verso l’asta.

  • Vittoria.

    Stappate lo spumante e mettete Lateralus dei Tool a tutto volume nel vostro impianto ora finalmente posizionato in maniera perfetta.

A questo punto, il vostro impianto sarà posizionato in maniera eccellente.

In altri tutorial vi spiegheremo come preparare acusticamente la stanza dove avete messo i monitor come risolvere eventuali problemi acustici che stanno rovinando l’affidabilità dei vostri monitor da studio.


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Cos’è l’HRTF? Una spiegazione rapida

Iniziamo a fare amicizia con la psicoacustica.

L’HRTF è la funzione di trasferimento della nostra testa (Head Related Transfer Function).

Ovvero: la risposta in fase e in frequenza della nostra testa, in quanto una funzione di trasferimento è una particolare formula matematica che raccoglie entrambe le informazioni.
Il modo in cui la nostra testa modifica i suoni che arrivano ai nostri timpani.

Queste modifiche sono date dalla conformazione fisica della nostra testa: naso, fronte, bocca, capelli, consistenza ossea, padiglioni auricolari… Ogni nostra fattezza che il suono incontri prima di arrivare al timpano. E, in caso arrivi da più in basso, anche le nostre spalle.

Ogni “ostacolo” incontrato andrà a modificare impercettibilmente il suono, variandone frequenze e fasi.

Quindi, a seconda della provenienza del suono (davanti, dietro, sopra di noi, sotto di noi), andrà incontro a differenti ostacoli. E differenti modifiche acustiche.

Il nostro cervello ha memorizzato finemente queste caratteristiche, e le sfrutta per capire da che parte arrivi un suono.

Motivo per cui, anche se chiudiamo gli occhi, continuiamo a capire la posizione di una fonte sonora.

L’organo che più caratterizza queste modifiche sono i padiglioni auricolari: tutte le loro circonvoluzioni servono a caratterizzare maggiormente le modifiche sonore, facendocele “sbattere sopra”.
(Finalmente avete scoperto come mai le orecchie sono così “strane”, anziché essere semplicemente piatte.)

Ecco un esempio di HRTF frontale (linea continua) e posteriore (linea tratteggiata).

HRTF frontale e posteriore

HRTF frontale e posteriore

Se applicheremo la risposta in frequenza della linea continua a un segnale, il nostro cervello capirà che questa fonte sonora si trova davanti a noi.

Se applicheremo la risposta in frequenza della linea tratteggiata a un segnale, il nostro cervello capirà che questa fonte sonora si trova dietro di noi.

Va da se che ognuno di noi ha una diversa conformazione fisica, per cui le HRTF non saranno mai perfettamente identiche. Ma, comunque, c’è una sottile somiglianza tra tutte le HRTF che permette al nostro cervello di interpretare relativamente efficientemente anche segnali elaborati con HRTF altrui.

E sapete che esistono sistemi per registrare in HRTF, così la nostra registrazione non localizzerà solo destra e sinistra (monodimensionale) ma anche sopra, sotto, a fianco (tridimensionale, o binaurale)?
Ecco uno dei più diffusi: una dummy head (in italiano, all’incirca, “testa di manichino”)
Dummy head (Neumann KU100)

Dummy head (Neumann KU100)

 

Ovvero, un apparecchio che simula le fattezze di una testa umana, con dei microfoni posizionati al posto dei timpani. In modo da tentare di registrare efficientemente le informazioni HRTF.

E funziona piuttosto bene: le registrazioni fatte con questo apparecchio permettono di ascoltare quasi come se si fosse presenti nella scena.

A livello software, esistono dei codificatori HRTF che permettono di allegare informazioni HRTF a un segnale, dandogli così spazialità 3D.

Un altra interessante implementazione di HRTF sono praticamente tutte le cuffie moderne: per cercare di ovviare all’effetto “suono all’interno della testa” delle cuffie, si cerca di imprimere un impronta HRTF frontale agli altoparlanti.

Che è anche il motivo per cui le risposte in frequenza delle cuffie non sono interpretabili “a occhio nudo”.

Ecco un esempio di, tra l’altro, un’ottima cuffia professionale

http://www.headphone.com/

http://www.headphone.com/

Anche se la curva è piuttosto irregolare, il risultato sonoro sarà comunque affidabile dato che le irregolarità son dovute a una particolare impronta HRTF frontale.

Non perfettamente frontale, dato che la tipica posizione di 2 altoparlanti è in 2 vertici di un triangolo equilatero in cui 1 dei vertici è la nostra testa.


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10 regole per scegliere le cuffie giuste

Consigli intelligenti per trovare le cuffie giuste per te.

Le cuffie sono un attrezzatura audio abbastanza particolare, e in molti casi indispensabile.
Sia per motivi professionali (riprese live)
…sia un po meno (coinquilini che vogliono dormire).

In questa guida vi mostreremo le regole per scegliere quelle giuste per voi.

  • È meglio siano richiudibili.

    Le cuffie sono delle attrezzature che è praticamente impossibile rimangano sempre nel vostro studio.
    Data questa caratteristica, è fortemente consigliato prendere dei modelli richiudibili.

    Cuffia richiudibile.

    Cuffia richiudibile.

    Se prendete dei modelli fissi non troverete custodie adatte, e saranno anche abbastanza ingombranti.

  • È meglio siano robuste.

    Come detto precedentemente, le cuffie son il tipico strumento che non rimane chiuso in studio. E, anzi: vedranno parecchio rock’n’roll, facendo da una testa all’altra durante le vostre serate.
    Quindi, cercate dei modelli di costruzione solida. Preferibilmente con copertura dei padiglioni sostituibile con relativa facilità: sarà la parte più soggetta a usura.

  • Le cuffie non hanno grafici di risposta in frequenza affidabili: fidatevi solo della prova d’ascolto.

    È la caratteristica più peculiare delle cuffie: i loro grafici di risposta in frequenza non sono interpretabili.
    Quindi, non potrete capire qual’è la più fedele semplicemente leggendo i grafici di risposta in frequenza.

    Questo è dovuto a un approccio estremamente particolare adottato durante la loro progettazione: l’implementazione di un impronta HRTF nella loro risposta in frequenza.

    Per chi volesse avventurarsi nella spiegazione di questo argomento, abbiamo preparato questo tutorial: *articolo*

  • Non compratele con intenzione di sistemare suoni o mixare.

    Un altra conseguenza del punto precedente è il fatto che le cuffie, per quanto buone, sono abbastanza inaffidabili.
    Data la loro natura costruttiva odierna, la cuffia lineare è praticamente impossibile.

    Per alcune persone saranno più lineari, per altre meno.

    Il giusto modo di usare le cuffie è tipicamente per monitoring. Ovvero: pura supervisione del progetto, senza grandi pretese di fedeltà sonora o di editing audio.

    Scoprirete con l’esperienza quanto potrete osare con le vostre cuffie nell’editing audio.

  • Provatele sempre.

    Purtroppo, molte cuffie anche di fascia alta presentano qualità sonora scadente.

    Il che, sommato al fatto che la curva di risposta in frequenza non è interpretabile, rende la scelta di un paio di cuffie affidabili abbastanza empirica.

    Non ci son molti metodi scientifici per decretare quale sia la migliore: dovrete mettervele in testa e provarle.

  • Non aspettatevi isolamento dall’esterno.

    Anche le cuffie dall’aria più imponente non offriranno un buon isolamento dall’esterno.

    Quindi, preparatevi a “intrusioni sonore” dall’ambiente circostante.

    L’unica eccezione sono le cuffie per batteristi in cui è specificamente indicata la loro capacità di abbattimento sonoro in dB.

  • Non preoccupatevi del tipo di cavo.

    Se è corto potrete comprare una prolunga (estremamente economica), se è lungo potrete semplicemente tenerlo arrotolato.

  • Fate attenzione al comfort.

    Per utilizzi di poco tempo, nessuna cuffia moderna presenta particolari controindicazioni.

    Se invece volete tenerle indossate per parecchie ore (un evenienza non troppo remota), assicuratevi che si adattino bene alla vostra testa.

  • Le cuffie buone non sono appariscienti: son fatte per suonare, non per sembrare.

    Se la cuffia che state vedendo ha un estetica particolarmente appariscente, è molto probabile che il lato tecnico sia stato trascurato: le cuffie professionali sono strumenti di lavoro. La loro apparenza estetica è ininfluente.

    Questo fenomeno è particolarmente frequente in questi ultimi anni, in cui le cuffie son diventate anche un accessorio di moda.

    Ma, se siete qua, la vostra intenzione non è sembrare: è fare.

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Cos’è la risposta in frequenza?

Conoscere i vostri strumenti alle loro basi.

La risposta in frequenza è il modo in cui un’attrezzatura audio modifica le frequenze che gli manderemo dentro.

In parole povere: è il modo in cui lo strumento a cui appartiene “suonerà”. Il modo in cui lo strumento in questione altererà le frequenze che gli invieremo.

Attenzione: un segnale sonoro non è caratterizzato dalle sole frequenze, ma anche dalla loro fase. Riportata in un grafico a parte, chiamato grafico di risposta in fase.
È una caratteristica fondamentale del suono. Ma, per lavori di produzione musicale, data la qualità degli strumenti moderni, è generalmente trascurabile.
Stessa cosa non vale per discorsi di fonia e impiantistica audio
(PA system) live, in cui la fase gioca un ruolo primario a causa delle forti interazioni ambientali in gioco. Il vento, l’umidità e le enormi dimensioni delle platee, per esempio.  
Se volete approfondire l’argomento, in un futuro tutorial ve ne parleremo.

Il modo più frequente per illustrare una risposta in frequenza è il grafico di risposta in frequenza. 

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In verticale, il grafico riporterà come lo strumento altererà le frequenze. Ovvero, il valore in dB della variazione cromatica (“cromatica” in quanto le componenti frequenziali di un suono andranno a crearne il “colore”. Ovvero, le sue qualità timbriche).

In orizzontale, il grafico riporterà quale frequenza verrà alterata. 

Questo era l’esempio di un grafico vuoto.

Adesso, vedremo un grafico con al suo interno una risposta in frequenza.

Grafico risposta in frequenza

Grafico con risposta in frequenza

La linea all’interno di questo grafico è la risposta in frequenza.

Interpretare questo grafico è molto semplice.
Per esempio, possiamo dedurre che questo strumento, a 30 Hz sottrarrà 20 dB al suono originale. A 40 Hz sottrarrà 10 dB. A 300 Hz sottrarrà circa 3 dB.

Parlando di questo stretto esempio, si tratta di uno strumento abbastanza affidabile al di sopra dei 100 Hz,  in quanto variazioni di +/- 2 dB sono considerate relativamente accettabili per standard professionali.

Vediamo adesso il grafico di uno strumento eccezionalmente affidabile.

Risposta in frequenza eccellente

Risposta in frequenza eccellente

A parte un picco sui 10 KHz, in cui avviene una somma di 10 dB (una caratteristica correggibile facilmente in postproduzione, casomai sia necessario), questo strumento non altererà minimamente il segnale originale. 

Uno strumento con un grafico così lineare è uno strumento affidabile.

Infatti, è la risposta in frequenza di uno dei nostri microfoni preferiti durante le registrazioni orchestrali.

Ora vediamo il grafico di uno strumento nella media

Risposta in frequenza nella mediaq

Risposta in frequenza nella media

Questo strumento non è affidabile sotto i 100 Hz, e presenta delle irregolarità intorno ai 7 KHz mediamente fastidiose.
Ma, tutto sommato, è uno strumento fruibile in situazioni dove non sia richiesta totale fedeltà. Come, per esempio, rumorosi spettacoli dal vivo.

Infatti, è la risposta in frequenza di un piuttosto noto microfono dinamico.

Ora vediamo il grafico di uno strumento pessimo.

Grafico risposta in frequenza pessima

Grafico risposta in frequenza pessima

Se vedete uno strumento con una risposta in frequenza con irregolarità così frequenti e marcate, lasciatelo nello scaffale: si tratta di uno strumento non affidabile.

Salvo non abbiate idee terribilmente originali per le vostre riprese.

E quando vedete grafici con curve multiple per singolo strumento, come per esempio questo

Effetto prossimità.

Effetto prossimità.

non spaventatevi: è semplicemente l’effetto prossimità.

Alcune tipologie di microfoni variano il loro comportamento in base alla distanza dalla fonte sonora ripresa.
Questi grafici mostrano come gli strumenti reagiranno a seconda della distanza a cui li porremo dalla fonte sonora, offrendo curve diverse per distanze diverse.

Per strano che vi possa sembrare, questo sistema vi permetterà di capire come suonerà uno strumento senza neanche averlo sentito.

Salvo rare eccezioni, di cui parleremo in altri articoli.

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8 regole per scegliere i monitor da studio giusti

Consigli intelligenti per ascolti professionali.

Un altro passo molto importante per fare musica seriamente è l’acquisto di un paio di monitor audio da studio.

Purtroppo si tratta di un’attrezzatura piuttosto complessa, e che in molti casi bisognerà accontentarsi di usare solo per una parte delle sue potenzialità.

  • Near field? Mid field? Far field?

    Assolutamente near field.
    Mid field e far field sono estremamente costosi e, anche quando accessibili, son di gestione troppo complicata per un utilizzo basic come un home/project studio.
    Oltretutto, quando avrete a che fare con monitor di quella qualità, saranno altri a sistemarli per voi.

  • Dimensioni stanza.

    La dimensione della vostra stanza sarà cruciale per la qualità degli ascolti: la grandezza della stanza dovrà crescere con la grandezza dei monitor, pena il loro cattivo funzionamento.

    Se avete una stanza di più di circa 4x4x2.5mt, potrete permettervi dei monitor da 8”. 5x5x3mt, per esempio, è un’ottima misura per dei monitor da 8”.

    Se non avete la fortuna di avere una stanza così grande, è consigliabile l’acquisto di monitor da 5”.

    Se la stanza è di molti metri più grande di 4x4x2.5mt, potreste avere problemi di riverbero.

  • 5” vs 8”

    I monitor da 5” son più economici, ma non vi permetteranno di lavorare sulle frequenze basse. Son ideati per lavorare in compagnia di un subwoofer.

    Quelli da 8” son più costosi, ma vi permetteranno di iniziare a lavorare anche sulle frequenze basse. Hanno un ottimo rapporto qualità prezzo.

    Se volete iniziare ad avere a che fare seriamente col suono, vi consigliamo l’acquisto di monitor da 8”.

    Un setup 5” + subwoofer costerà molto di più di un sistema 8”, e avrà molte più difficoltà di settaggio.

  • Ascolti multipli?

    Inutili.
    Se avete dei buoni monitor, basterà filtrare il loro segnale in ingresso tramite un equalizzatore: otterrete la risposta in frequenza di qualsiasi altoparlante vogliate.

    Un unico paio di ottimi monitor da studio è la scelta migliore.

  • Che marca?

    Non fate granché caso alla marca.
    La marca non è il reale parametro che dirà la qualità dei vostri monitor.
    Ci son monitor di marche semi sconosciute che suonano realmente bene, e monitor di marche famose che suonano “meh”.

    Parlando di affidabilità, i monitor moderni, se trattati bene, sono praticamente tutti estremamente affidabili.

    Il vero sistema per capire qual’è il miglior monitor è nel punto successivo.

  • Risposta in frequenza

    La risposta in frequenza dei monitor è la loro qualità sonora.
    Più è piatta e più il vostro monitor riprodurrà fedelmente i suoni che gli manderete.
    La scelta, in questo caso, è molto semplice: confrontate le risposte in frequenza dei vari monitor che state scegliendo, e scegliete il modello con la curva più piatta.

    Se avete la fortuna di poterla leggere, è questa la via più veloce e affidabile per capire la qualità di un monitor audio.

    Se purtroppo non la avete, nei 2 successivi punti vi suggeriremo dei metodi per testare i vostri nuovi monitor.

  • Test tramite musica

    Se volete veramente mettere sotto pressione un impianto, Metal e musica orchestrale sono la scelta giusta.

    Sono delle tipologie musicali dotate di grande escursione dinamica (partono dal silenzio e arrivano fino a volumi enormi) e timbrica (i loro suoni sono estremamente sgargianti).

    Pezzi minimali come Blues, Jazz o strumenti solisti sono abbastanza sconsigliabili per testare il vostri nuovi monitor audio.
    Non metteranno realmente sotto pressione tutte le capacità timbriche dei vostri nuovi monitor.
    Inoltre, data la loro poverà timbrica (non hanno dei suoni molto corposi), vi faranno sembrare più bello l’impianto.
    Questo per il semplice motivo che, non avendo grandi richieste timbriche, il messaggio musicale verrà consegnato relativamente intiero, dandovi le emozioni che avrebbe dovuto darvi.

    È ora di tirare fuori Brahms e i Periphery, insomma.
    O anche il disco solista di LmK: https://open.spotify.com/album/3zoTvDRS0ANwoNp8AFn36d

  • Per i più coraggiosi: analisi spettrometrica

    Il reale metodo per provare voi stessi la qualità dei monitor, è un analisi spettrometrica.
    La musica, per quanto sgargiante, è sempre diversa.
    Ergo, dovreste provare tutta la musica del mondo per testare la qualità dei vostri monitor.

    …oppure

    mandargli dentro un segnale con ogni frequenza sonora possibile (rumore bianco/rosa), e analizzare il risultato acustico tramite un microfono estremamente fedele (microfono di misurazione/sonda).

    In termini tecnici: un analisi spettrometrica.

    Il risultato dell’analisi spettrometrica sarà una risposta in frequenza.
    Esattamente quella di cui si parlava prima (5).

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11 regole per comprare gli strumenti giusti

Consigli intelligenti per scegliere gli strumenti giusti per la vostra passione.

Con le attrezzature giuste, sarete a metà del lavoro.

Quindi, abbiamo creato una lista di consigli utili a darvi la giusta mentalità per scegliere quelle giuste.

  • Quanto amate la vostra passione?

    Volete provare a farla diventare un lavoro? O è giusto un passatempo?

    • Nel primo caso, dovrete scegliere molto bene i vostri strumenti, e non preoccuparvi di spendere molto. E sarebbe altamente consigliabile l’aiuto di un affidabile professionista del suono. Oppure, l’acquisizione autonoma di un impeccabile conoscenza del vostro lavoro (sia di aspetti pratici che economici).
      Se sceglierete bene i vostri soldi torneranno presto indietro, grazie ai vostri clienti.
    • Nel secondo caso, non preoccupatevi più di tanto. Non avete nessun mercato in cui convivere: pensate solo a divertirvi, senza troppe preoccupazioni.
  • Avrete dei clienti?

    Perché, se ne avrete, dovrete creare qualcosa che suonerà bene anche in altri impianti, in altre stanze, e che dovrà far felici anche altre persone. Molte volte, persone che avranno ascoltato tanta buona musica, in buoni impianti, e a cui non importa se avete iniziato da poco.

    In parole povere: dovrete adeguarvi agli standard di mercato, sia tecnici che artistici.

  • Avete il posto giusto per le vostre nuove attrezzature?

    Batterie e amplificatori per chitarra son rumorosi, i monitor audio hanno bisogno di stanze trattate acusticamente, i realpiano sono ingombranti…

    State sempre estremamente attenti a dove userete le vostre nuove attrezzature: un posto sbagliato le renderà inutili.
    Se prendete un paio di fantastici monitor da 8″ e li mettete in una stanza da 2x3mt, saranno completamente inutilizzabili a causa di ragioni acustiche.
    Stessa cosa per un microfono economico, che potrà suonare bene in studio, ma gracchierà parecchio in un ambiente live con umidità e urti.

    Non siate egocentrici o frettolosi, o non potrete godervi la vostra nuova attrezzatura.

  • Pensate sempre prima a cosa fare, non a come farlo

    State comprando uno strumento: state comprando qualcosa che vi aiuterà a ottenere qualcosa.
    È nel suo significato: “strumento”, non “scopo”.

    Non focalizzatevi troppo sullo strumento.
    In realtà, sarebbe meglio proprio non pensare allo strumento: pensate solo a quello che volete realizzare.

    Pensate nuovamente al vostro strumento solo quando vi troverete completamente bloccati nella vostra impresa, e sarete sicuri che le vostre abilità coprono assolutamente qualsiasi aspetto di quello che state realizzando.

  • Sono solo strumenti: non suoneranno per voi.

    Non comprate nulla col pensiero di “mi farà il lavoro”: sarete -voi- a fare il lavoro, con l’aiuto di uno strumento.

    Se non avete chiara idea di come creare qualcosa, non vi serve un nuovo strumento: vi serve più conoscenza.

  • E, anche ci riuscissero, non avrebbe alcun senso.

    L’arte è espressione.
    Quello che la rende così bella e speciale è la sua varietà. Il fatto che mettiamo la nostra anima nella nostra arte.

    Dov’è il senso di calcare un tasto? Non state facendo arte: state calcando un bottone, e ascoltando qualcosa fatto da altri. Non state essendo voi stessi: state essendo il surrogato di qualcun altro.

    Siete sicuri di voler spendere il vostro tempo essendo il surrogato di qualcun altro?

  • Non usate solo le orecchie: usate anche il cervello. (Piccola introduzione alla psicoacustica)

    Non abbiamo spettrometri e hard disk: abbiamo orecchie e anima.
    Non siamo macchine che memorizzano dati: siamo umani che ricordano emozioni.

    Non memorizziamo dati: memorizziamo sensazioni. Non “110db, 80Hz”: “un suono forte e basso”.
    È la ragione per cui possiamo fare arte: abbiamo sentimenti.

    E anche il motivo per cui possiamo dire di essere vivi.

    …e anche quello per cui non siamo molto inclini a memorizzare dati precisi, come caratteristiche acustiche o risposte in frequenza.

    Per esempio, nei vostri primi anni di mixing, sarà molto frequente essere stra felici per un mix unicamente per scoprire, il giorno dopo, che faceva veramente schifo.
    È normale.
    Passerà con anni di buona pratica.
    È la differenza tra essere professionisti e non.

  • NON ASCOLTATE I TESTIMONIAL (...a meno che non siate grandi amici)

    Sono pieni di finanziamenti di produzione: possono permettersi di comprare qualcosa per la sua estetica (a cosa pensate serva un muro di amplificatori Marshall?), e hanno un esercito di eccellenti tecnici audio pronti a risolvere qualsiasi tipo di problema derivante da questo modo di pensare “coreografico”.

    E, molto importante: non gli importa di voi. Sono pagati per pubblicizzare. Non andranno in bancarotta se non farete la musica che avreste voluto.
    E, oltretutto, non saprete cosa effettivamente usano fino al giorno in cui non lavorerete con loro.

  • NON ASCOLTATE AMICI O PARENTI (...a meno che non siano affermati professionisti audio)

    Il fatto che gli vogliate bene e che abbiate tanti bei ricordi assieme non vuol dire che abbiano conoscenze musicali professionali.

    Non c’è nulla di sbagliato: la musica non è uno scherzo. È una cosa seria.
    La tua passione è una cosa seria. E deve essere trattata solo da abili professionisti.

  • Non ascoltate nessuno che non sappia fornirvi spiegazioni scientifiche.

    La via più veloce per capire se si tratta di un buon consiglio è molto semplice: perché?
    Se volete fare della vostra passione il vostro lavoro, non accettate mai nulla di precotto: chiedete sempre “perché?” E non accettate mai “Eh, perché si fa così”: chiedete una spiegazione scientifica rigorosa.

    Con le attrezzature musicali non si parla di magia: si parla di attrezzature create partendo da solide basi scientifiche. 
    La risposta in frequenza o il diagramma polare di un microfono, per esempio: questo microfono è figo come dicono? Perfetto: vediamo la scheda tecnica.

  • Ma non dimenticate mai che non state facendo matematica: state facendo arte.

    Un approfondita conoscienza scientifica della vostra strumentazione è solo un modo per avere la strada più chiara nel realizzare quello che vi piace. Non è una “gara ai numeri più grandi”.

    Uno strumento perfetto per la situazione A potrebbe essere la scelta peggiore per la situazione B: è tutto nel contesto. È arte.
    È tutto in quello che volete creare.
    Non dimenticatelo mai.

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